vino falanghina

Da Tenute Bianchino un vino versatile e rinomato che esprime il territorio e si sposa magnificamente con i suoi diversi sapori

Ha il colore della paglia e dell’oro e intensi sentori di albicocca e frutti tropicali affiancati a note floreali, che diventano persistenti e decise con l’invecchiamento: la Falanghina, la cui denominazione viene dal latino falangae e indica i pali di sostegno della vite, è un tripudio di profumi e sapori, la cui origine affonda nella notte dei tempi. Si tratta infatti di un vitigno autoctono approdato nel Belpaese dai Balcani e introdotto dal popolo dagli Aminei che, oggi, oltre al foggiano, caratterizza in particolare due zone della Campania: l’area più interna del Sannio e quella flegrea, che si affaccia sulla costa e trae vantaggio da un clima decisamente mite e dal ricco suolo di composizione vulcanica. Ed è da questo territorio così fertile, anticamente chiamato Campania Felix, che nasce il vino d’eccellenza di Tenute Bianchino, riconosciuto col marchio IGT e derivato da uve Falanghina 100%, coltivate nel circondario di Falciano del Massico. È qui che le raccogliamo verso fine settembre, le pressiamo con cura e dolcezza e le facciamo decantare a 12 gradi centigradi, per poi lasciarle a contatto con le fecce fini per circa 2 mesi.

Ed è anche grazie a queste scrupolose tecniche di vinificazione eseguite con sapienza e con la giusta lentezza se la Falanghina, da semplice bianco da tavola, si è ormai trasformato in un nettare pregiato e completo che si presta all’invecchiamento. La nostra è pronta per essere gustata dopo 18 mesi dalla produzione. Certo, un aiuto viene anche da un territorio “eletto” come quello flegreo, dal quale prendono vita le qualità di Falanghina più fini ed eleganti, che hanno permesso al “campanissimo” bianco di affermarsi come uno dei più sofisticati dello Stivale, apprezzato anche dagli intenditori. I suoi meriti? La freschezza, l’aromaticità e la versatilità, data da piccole sfumature che differenziano le accattivanti versioni spumantizzate e quelle ferme, più fedeli alla tradizione. È grazie a queste sottili differenze che la Falanghina accontenta tutti e regge mille abbinamenti di successo, anche apparentemente improbabili. Ma scopriamo subito quali sono i più consigliati.

 Pizza

Il gusto secco, caldo e corposo della Falanghina le permette di sposarsi al meglio col grande classico della cucina partenopea. A sostenerlo anche Gimmo Cuomo, autore del libro Campania da bere, Piccola antologia critica dei vini regionali. Secondo l’esperto di enogastronomia del Corriere del Mezzogiorno chi non sa rinunciare all’adorato vino nemmeno in pizzeria troverà nella Falanghina la compagna perfetta della Margherita, ovviamente con mozzarella di bufala. Ma, stando alle degustazioni organizzate da Nord  a Sud, il bianco esalta anche le più saporite diavola e marinara. Non resta, dunque, che sfruttarlo per andare oltre al classico cliché pizza e birra.

Antipasti di mare e terra

La caratteristica freschezza della Falanghina la rende un prelibato vino da aperitivo, da assaporare insieme ai gustosi entrée tipici della regione. Ottima con le alici di Menaica marinate al limone ma anche con l’immancabile Cuoppo di terra, nel quale non mancano mai crocchè di patate, arancini di riso e mozzarella in carrozza e cui, volendo, si possono aggiungere mini frittatine di pasta.

Primi con verdure

Minerale, sapida e morbida, la Falanghina 100%, con le sue note floreali e fruttate si presta anche ad accompagnare primi piatti sostanziosi dal gusto forte, come i paccheri con S. Marzano, conditi con provolone. A rendere armonico questo abbinamento contribuisce soprattutto la qualità del pomodoro che resta letteralmente incollato alla pasta e grazie al particolare ph non trasmette acidità al piatto. Ma la Falanghina sta benissimo anche con altri ortaggi: da sperimentare l’accostamento a zuppe rosse con patate e carciofi, aromatizzate con aglio schiacciato e cipolla.

 Secondi di carne e di pesce

Stando agli esperti, la Falanghina dà il meglio di sé quando bagna pranzi e cene a base di pesce e, dunque, non stupisce vederla abbinata a portate povere come il baccalà con olive e capperi né, tanto meno, a sopraffini crostacei, come l’aragosta alle spezie, l’astice all’armoricana e il granchio con avocado. Tuttavia, questo vino di carattere dalla mineralità spiccata è perfetto anche con la carne e va assolutamente provato sui carrè di agnello e, stando al volume Campania a tavola, sul filetto di manzo al pistacchio di Bronte, sulle cotolette impanate alla marinara con pecorino e sullo spezzatino di manzo con frutta secca. In quest’ultima ricetta,   il trito di erbette e scorze di limone e soprattutto la quello di noci, mandorle, pinoli e uva sultanina fanno sì che l’abbinamento migliore non sia con i canonici vini rossi ma, al contrario, con quelli bianchi, secchi e profumati come il Falanghina.

Dessert

Nelle versioni passite, la Falanghina stupirà i più golosi. La sua dolcezza fresca e per nulla stucchevole, infatti, sembra celebrare e intensificare quella dei dolci della tradizione, come la pastiera napoletana e la piccola pasticceria secca.

Prodotti caseari

La Falanghina passita accompagna egregiamente anche i formaggi più stagionati, mentre quella classica è il complemento ideale per l’irresistibile e delicato Fior di latte e, naturalmente, per la regina delle mozzarelle: quella di bufala.

Questi erano i migliori abbinamenti per la Falanghina che, per una degustazione da manuale, va stappata almeno mezz’ora prima per favorire l’ossigenazione di eventuali note di riduzione e sorseggiata con i giusti accorgimenti. Se la versione secca e ferma predilige calici di dimensioni medie per assecondare la diffusione degli aromi e temperature intorno ai 10-12°, quella passita richiede un bicchiere a stelo lungo e va  portata a  8-10°, mentre la Falanghina spumantizzata va servita a fredda, a circa 6°C, in flûtes sufficientemente ampi.  Se, poi, insieme al profumo del vino, si vuole sentire anche quello del territorio che l’ha generato, basta programmare una visita guidata alle Tenute Bianchino. Il viaggio permetterà di immergersi nella natura più incontaminata e di vivere un’esperienza multi sensoriale che incanterà occhi, naso e bocca e consentirà di riconoscere la storia, il know how e la lunga attesa custoditi in ogni bottiglia.

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